• LA FESTA

Torino e le sue fabbriche accolsero la Vergine

La Madonna dei lavoratori di Torino, il legame tra la città piemontese e la Vergine. Le fabbriche e i paesi rossi che le aprirono le porte. La “Peregrinatio Mariae” degli anni ‘50 e l’inaugurazione della statua della Fiat il 27 marzo 1960. Così la città ebbe anche il suo pezzo di Lourdes.

“Recitato l'Angelus al cospetto della folla di Piazza San Pietro, il Nostro pensiero si porta con particolare gioia a Torino, che ha scelto questa domenica Laetare per un tributo di amore alla Immacolata di Lourdes. Amiamo immaginarvi, diletti figli, attorno al vostro zelantissimo Arcivescovo, il Cardinale Maurilio Fossati, e raccolti sulle pendici del colle dei Cappuccini, su cui la primavera distende i suoi primi colori. Questa visione richiama l'altra, di cui fummo felicemente spettatori, delle indimenticabili giornate del Congresso Eucaristico Nazionale del 1953”. Con queste parole, papa Giovanni XXIII, in un radiomessaggio per la popolazione di Torino, dava la sua benedizione alla statua della “Madonna dei lavoratori” di Torino.

Era domenica 27 marzo 1960. A Torino, infatti, vicino alla celebre chiesa della “Gran Madre di Dio” costruita in occasione del rientro in patria del re Vittorio Emanuele I dall’esilio, veniva inaugurata presso il complesso del Monte dei Cappuccini, una delle più particolari statue della Vergine. Divenne presto il simbolo del capoluogo piemontese.

Di bronzo, longilinea, la statua - opera dello scultore Giovanni Cantono - fu inaugurata con la presenza dell’arcivescovo di Torino, il cardinal Maurilio Fossati, e l’arcivescovo di Milano cardinal Giovanni Battista Montini, il futuro Pontefice Paolo VI. Assieme a loro, una presenza che - a primo acchito - con il Piemonte poteva avere nulla a che fare. Stiamo parlando del vescovo di Lourdes, Pierre-Marie Théas. Ma perché questo illustre prelato della diocesi della famosa diocesi francese era presente a tale inaugurazione? La risposta è data dalla recinzione che protegge la statua. Quel ferro attorno proveniva proprio dalla città di Bernadette Soubirous. Era stato, infatti, il vescovo Théas a donare ai lavoratori della Fiat - pellegrini a Lourdes - la cancellata che cingeva originariamente la grotta di Massabielle. Torino aveva il suo pezzo di Lourdes. Era un modo - in una metropoli che vedeva lo sviluppo industriale sempre più espandersi - per dare ai lavoratori dell’epoca un segno di speranza cristiana per la situazione del lavoro dell’epoca. La fabbrica delle autovetture più famosa d’Italia, la perla dell’industria nostrana, desiderava porre il proprio lavoro sotto la protezione della Vergine.

Da sottolineare che il “dialogo” tra Maria e Torino era già iniziato un po’ di anni prima. Facciamo, allora, un piccolo salto di tempo e ci “trasferiamo” in maniera ideale alla Torino degli anni ’50 , un decennio prima - dunque - dell’inaugurazione della statua. Dal 27 maggio 1948 al 30 ottobre 1950, la città dei Savoia visse un’esperienza religiosa intensa: la “Peregrinatio Mariae”. Maria è pellegrina, Maria cammina sempre, come sappiamo dai Vangeli. La statua pellegrina, però - necessario precisare - non è quella della statua dello scultore Cantono. Ma l’episodio storico-religioso va menzionato per comprendere in quale realtà sociale ed economica si inseriva l’avvenimento del 1960. La “Peregrinatio Mariae” del novembre 1949 registra ben 121 visite in altrettante fabbriche. Solo tre chiuderanno le porte all’effige della Madonna. Da parte della Curia non ci fu nessuna imposizione.

Interessante leggere cosa diceva a riguardo la “Guida della peregrinatio” dell’epoca : “Se la Madonna va nelle fabbriche fate in modo che siano le commissioni interne e le maestranze a richiederla”. Il quotidiano La voce del Popolo racconta cosa accade nelle periferie: “Masse imponenti di operai e di umili donne di casa si sono affollate lungo il percorso nei quartieri popolari della periferia”. A Barriera di Milano, Regio Parco, Barca e Bertolla “è un succedersi di consolanti trionfi. Assolutamente imprevisto il successo registrato a Borgo San Paolo, cittadella del comunismo, borgo rosso per eccellenza, che ha accolto la Madonna con entusiasmo senza precedenti, con adesione totalitaria significata dalle migliaia di luci multicolori alle finestre, dagli addobbi e dalle ghirlande che abbellivano ogni balcone, dall’ammassarsi nelle vie e nelle piazze di migliaia di persone che gridavano nei disparati dialetti il loro evviva alla Vergine”. E’ il trionfo della bellezza di Maria, dovunque. E’ il trionfo dei colori di Maria che si racchiudono in un solo colore: il bianco della sua purezza, della sua pace.