• MEDIA ED EPIDEMIA

Scandalo Covid: che silenzio se tocca la Campania

La mitragliatrice mediatico-giudiziaria si è scatenata nelle settimane scorse contro la Lombardia del governatore Fontana. Eppure pare che in Campania, in almeno tre città, siano state truccate gare d'appalto per la realizzazione di centri Covid, il tutto con soldi pubblici. Ma già possiamo vedere che i media sono molto più delicati con De Luca

Vincenzo De Luca

La mitragliatrice mediatico-giudiziaria che si è scatenata nelle settimane scorse contro il Governatore della Lombardia, Attilio Fontana per la questione della fornitura di camici da parte della ditta del cognato, punta a svelare presunte leggerezze commesse dall’esponente leghista in un momento drammatico per la sua regione, quando si cercava in tutti i modi di salvare vite umane e di procurare mascherine, dispositivi medici e anche camici. Il tutto, a prescindere da quello che verrà eventualmente accertato, si è comunque svolto senza alcun danno per la collettività. Così come senza alcuno sperpero di denaro pubblico è stato costruito l’ospedale in Fiera, a Milano, che tornerebbe certamente utile qualora si verificassero seconde ondate del virus.

In altre parti d’Italia, invece, i riflettori giudiziari iniziano ad accendersi su presunte irregolarità commesse durante la costruzione di ospedali Covid e a spese dei contribuenti, cioè con l’utilizzo di soldi pubblici. E nonostante tutto, il clamore mediatico su queste vicende è assai inferiore a quello riservato all’operato della giunta lombarda. Due pesi e due misure delle inchieste? Si vedrà. Due pesi e due misure da parte dei media? Si vede già.

Eppure in questo caso ad essere attenzionato dall’autorità giudiziaria è un maxi appalto da 18 milioni di euro necessari per la realizzazione dei Covid Center in Campania, regione guidata dal baldanzoso Vincenzo De Luca, di sinistra, che ha più volte ironizzato nel recente passato sulla gestione lombarda della pandemia e sulle dichiarazioni di ripartenza pronunciate da politici milanesi. Roberta Santaniello, dirigente dell'ufficio di gabinetto della Giunta regionale della Campania, è indagata nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla Procura di Napoli (pm Mariella Di Mauro, procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio) sulla realizzazione degli ospedali Covid in Campania (Napoli, Caserta e Salerno) durante l'emergenza sanitaria innescata dal Covid.

Alla dirigente, a cui è stato sequestrato il telefono cellulare e il computer, vengono contestati il reato di turbativa d'asta e quello di frode in pubbliche forniture. Gli investigatori stanno cercando di fare luce sulle gare della Soresa (la centrale per gli acquisti per enti sanitari, società partecipate, enti strumentali e altre PA della Regione Campania) nei giorni in cui la Regione era alle prese con il cosiddetto “picco” della pandemia. Lo stesso reato viene contestato dagli inquirenti anche al dirigente dell'Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, al presidente della Soresa, Claudio Cuccurullo e al consigliere regionale Luca Cascone, molto vicino, come la Santaniello, al Governatore Vincenzo De Luca. 

Quelle gare si sarebbero svolte a metà marzo, in piena pandemia, per potenziare il sistema sanitario campano, affinchè non si trovasse impreparato a fronteggiare un’ondata massiccia di casi urgenti di malati di Covid. Gli inquirenti sono scatenati alla ricerca di prove di irregolarità nelle procedure e stanno setacciando pc, tablet, uffici e perfino abitazioni degli indagati, perché nutrono profondi sospetti sul loro operato. Il Presidente De Luca, però, sembra negare l’evidenza: «Abbiamo fatto un lavoro straordinario grazie alla collaborazione dei cittadini e del personale medico e sanitario. Abbiamo evitato una ecatombe: a livello nazionale aspettavano un disastro in regione Campania. Abbiamo invece dato prova di corretta attività amministrativa e di ordine. Tra i tanti risultati, ce n’è uno che è incontestabile: fino a qualche mese fa quando si parlava di Campania ci ridevano indietro; ora possiamo camminare a testa alta in Italia e in Europa. Anzi, possiamo dire che qualche lezione da Napoli e della Campania possiamo darla».

Dichiarazioni imbarazzanti, ma giustificate dal clima pre-elettorale. La Campania, infatti, è una delle regioni chiamate al voto il 20 e 21 settembre prossimi. De Luca, che prima della pandemia sembrava spacciato, sia nei sondaggi sia nelle preferenze delle segreterie di Pd e altre forze di sinistra, che non avrebbero mai e poi mai voluto ricandidarlo, ha costruito un suo personaggio, quello dello sceriffo implacabile e inflessibile, paladino della salute dei cittadini, ruolo semplice da ricoprire in una regione praticamente risparmiata dal virus. Ma i cittadini hanno abboccato e ora lui veleggia verso la riconferma, con buona pace di chi, ai vertici dem, mirava a disarcionarlo. Questa inchiesta, però, potrebbe rivelarsi per lui un grattacapo non da poco. A patto che la Procura vada avanti senza tentennamenti alla ricerca della verità. E, soprattutto, purchè i media continuino a dedicare a questa torbida vicenda la stessa attenzione riservata per giorni e giorni al caso Fontana, che peraltro, va ribadito, non coinvolge in alcun modo l’utilizzo di soldi pubblici, essendosi trattato di una donazione di camici, sia pure gestita male sul piano burocratico.

I giornalisti dimostrino correttezza, imparzialità e asetticità quando si occupano di vicende giudiziarie, tanto più se legate alla tutela della salute dei cittadini. Uno dei principi guida del diritto di cronaca è l’essenzialità, cioè la rilevanza pubblica degli elementi divulgati, che cresce con il metro dell’originalità dei fatti. Se si scoprisse, dopo tutte le prediche moralistiche di De Luca, che anche suoi stretti collaboratori hanno agito “con disinvoltura” durante questi mesi, sarebbe doveroso informare in modo puntuale l’opinione pubblica, anche con enfasi e dovizia di particolari.