San Casimiro

Principe e santo, patrono di Lituania e Polonia, consacrò la sua verginità a Dio ed è perciò particolarmente invocato contro le tentazioni carnali. Per la filiale devozione alla Madonna, nella sua bara fu posta una copia del suo inno mariano preferito: Omni die dic Mariae mea laudes anima

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Al principe santo, patrono di Lituania e Polonia, bastarono poco più di 25 anni di vita per farsi amare dal suo popolo, che lo chiamava “difensore dei poveri” e constatava giorno per giorno le sue virtù cristiane. Terzo dei 13 figli di Casimiro IV, re di Polonia, ed Elisabetta d’Asburgo, san Casimiro (1458-1484) nacque nel palazzo reale di Cracovia e a nove anni fu affidato all’educazione di Jan Dlugosz, sacerdote e storico polacco, che si distingueva per la sua religiosità e la fedeltà alla patria. Da Dlugosz e da un altro insegnante, l’italiano Filippo Buonaccorsi (conosciuto anche come Callimachus), il fanciullo, già animato da un’ardente pietà, venne pure istruito sull’arte di governare.

Intorno ai 13 anni, diversi nobili ungheresi scontenti del regno di Mattia Corvino offrirono la corona d’Ungheria a Casimiro, che fu posto dal padre a capo di un esercito. Era l’epoca in cui quelle terre erano continuamente insidiate dai Turchi, che nel 1444 avevano avuto la meglio sui cristiani nella battaglia di Varna, durante la quale era morto lo zio di Casimiro, Ladislao III, re di Polonia e Ungheria. Il giovanissimo principe, che in quella corona vedeva la possibilità di difendere l’Europa cristiana, inizialmente accettò la proposta dei nobili ungheresi e partì con la sua spedizione. Ma decise presto di tornare in Polonia per ragioni di prudenza (le sue truppe erano numericamente inferiori), forse prima ancora di venire a conoscenza dell’invito a desistere da parte di papa Sisto IV, che intanto aveva lanciato un appello al padre. Sta di fatto che da allora Casimiro non si fece più coinvolgere in campagne di conquista e fu indirizzato a occuparsi della politica interna del regno.

Segnalava prontamente al padre le necessità di orfani, vedove e altri bisognosi, donava loro i suoi beni e ne prendeva le difese in caso di ingiustizie. Questa sua sollecitudine verso gli ultimi non nasceva dal nulla. Buona parte del suo tempo la trascorreva in chiesa, partecipando con fervore alla liturgia e immergendosi nella preghiera, tanto che a volte dimenticava di mangiare. Spesso si inginocchiava di notte davanti ai portoni chiusi delle chiese, senza curarsi dell’inclemenza del tempo.

Nel 1479, quando il re si trasferì in Lituania per cinque anni, Casimiro assunse la reggenza della Polonia, governando sempre con grande saggezza e mostrando come nel suo modo di fare politica fosse realmente incarnata la sua fede, che veniva prima di tutto. Così, al padre che gli chiese di sposare la figlia dell’imperatore Federico III perché quel matrimonio avrebbe consolidato il regno, il santo oppose un rifiuto: non poteva e non voleva perché aveva consacrato la sua verginità a Dio. Tra digiuni e preghiere, visse in castità fino all’ultimo dei suoi giorni terreni ed è per questo che è spesso raffigurato con un giglio ed è particolarmente invocato contro le tentazioni carnali. Morì di tubercolosi il 4 marzo 1484. Per la filiale devozione alla Madonna, nella sua bara fu posta una copia del suo inno mariano preferito: Omni die dic Mariae mea laudes anima, “ogni giorno anima mia canta le lodi di Maria”.

Patrono di: Lituania, Polonia, giovani

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