• RAPPORTO ONU

La Nord Corea ha l'atomica e la potrebbe anche usare

La Corea del Nord può già disporre di ordigni nucleari miniaturizzati per essere imbarcati sulle testate dei missili balistici. Lo rivela un rapporto delle Nazioni Unite. Un documento che leva i dubbi sulla capacità nucleare del "regno eremita" ed è la dimostrazione che sia le sanzioni che le trattative sono sostanzialmente fallite.

Poster di propaganda nordcoreano

La Corea del Nord potrebbe avere sviluppato ordigni nucleari sufficientemente miniaturizzati da essere imbarcati sulle testate dei missili balistici. Lo rivela un rapporto, che doveva restare riservato, delle Nazioni Unite redatto da esperti di diverse nazionalità, secondo cui i sei test nucleari condotti dal regime di Kim Jong-un (l’ultimo risale al settembre 2017) avrebbero permesso id effettuare progressi anche alla miniaturizzazione degli ordigni rendendoli idonei all’imbarco sulle testate dei missili balistici. Il rapporto, visionato e citato dall’agenzia Reuters, è stato sottoposto all’attenzione dei 15 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

“La Repubblica Democratica Popolare di Corea sta continuando il suo programma nucleare, inclusa la produzione di uranio altamente arricchito e la costruzione di un reattore ad acqua leggera sperimentale. Uno Stato membro ha stimato che la Repubblica Democratica Popolare di Corea stia continuando la produzione di armi nucleari”, si legge nel rapporto. La possibilità di miniaturizzazione delle testate nucleari da parte del regime è uno dei fattori di maggiore preoccupazione a livello internazionale. I colloqui per la denuclearizzazione del regime di Kim sono in stallo dopo l’insuccesso del secondo vertice tra il leader nord-coreano e il presidente Usa, Donald Trump, nel febbraio 2019, e il Paese asiatico non sembra intenzionato a procedere verso lo smantellamento del proprio arsenale.

Proprio nei giorni scorsi, in occasione dell’anniversario della firma della tregua nella guerra di Corea del 1950-1953, il leader nordcoreano Kim Jong-un aveva rivendicato l’importanza del programma nucleare: “Grazie alla nostra deterrenza nucleare efficace ed affidabile la guerra non esisterà più sul nostro territorio e la sicurezza ed il futuro del nostro Stato saranno garantiti per sempre”. La gran parte dei missili balistici è a corto raggio e risulta quindi in grado di colpire solo il territorio sudcoreano, ma molte decine di missili a maggiore autonomia sono in condizione di raggiungere il Giappone e le basi statunitensi nel Pacifico, da Guam alle Hawaii, mentre un numero limitato di missili intercontinentali è in grado di colpire Stati Uniti ed Europa.

Finora molti osservatori avevano espresso dubbi circa la capacità di Pyongyang di dotare questi missili di testate nucleari, ma questo recente rapporto potrebbe sgomberare il campo dai residui dubbi circa la potenza atomica di Kim Jong-un. Il rapporto presentato alle Nazioni Unite afferma che un paese non meglio identificato ha valutato che la Corea del Nord "potrebbe cercare di sviluppare ulteriormente la miniaturizzazione al fine di consentire l'integrazione di miglioramenti tecnologici” incluso lo sviluppo di “sistemi multipli di testate" da imbarcare su un singolo missile balistico.

Nel 2006 l’Onu ha imposto sanzioni economiche e finanziarie a Pyongyang per arrestare il suo programma nucleare, senza ottenere risultati. Tra il 2018 e il 2019, il presidente Usa Donald Trump ha incontrato tre volte Kim per risolvere la disputa, ma le due parti non hanno trovato un accordo. I nordcoreani non intendono rinunciare al loro arsenale nucleare prima della cancellazione delle sanzioni. Difficile però credere che Pyongyang possa rinunciare a un arsenale atomico costato così tanto a un paese così povero e che oggi rappresenta l’unica vera garanzia che nessuno cercherà mai di rovesciarne il regime.

Secondo gli esperti Onu, la Corea del Nord starebbe inoltre violando le sanzioni a cui è sottoposta grazie alle esportazioni illegali via mare di carbone, per quanto interrotte tra la fine di gennaio e il mese di marzo scorsi, per la pandemia di Covid-19. Inoltre, si stima che lo scorso anno il regime abbia raccolto illegalmente due miliardi di dollari grazie al mining illegale di cripto-valute e agli attacchi informatici contro le banche.

Il rapporto dell’ONU viene presentato in un momento difficile per la Corea del Sud, alle prese con le conseguenze economiche dell’epidemia di Covid e con il duro contenzioso col Giappone innescato da una sentenza giudiziaria che sembra imporre la vendita forzosa delle proprietà delle aziende giapponesi presenti nel paese e accusate di aver sfruttato il lavoro di sudcoreani durante la Seconda guerra mondiale. Le aziende in questione, su indicazione esplicita del governo di Tokyo, hanno rifiutato di recepire una sentenza dello scorso anno che impone risarcimenti per le vittime di tali forme di sfruttamento, avvenute durante l'occupazione della Penisola Coreana da parte dell’Impero nipponico. Tokyo afferma infatti che la disputa venne risolta dal trattato che nel 1965 portò al ripristino delle relazioni bilaterali, previo il pagamento da parte di Tokyo di compensazioni per i danni arrecati dall'occupazione. In caso di esproprio forzoso il Giappone ha minacciato dure reazioni, a cui il ministero degli Esteri sudcoreano ha risposto dicendosi pronto a "qualunque possibilità" in merito all'eventuale risposta da rivolgere al Giappone. 

Seul è alle prese con accese discussioni anche con gli Stati Uniti in merito alla condivisione dei costi di stazionamento delle forze Usa presenti a protezione del paese asiatico (28mila militari con decine di cacciabombardieri e centinaia di carri armati, veicoli da combattimento e artiglieria). Il dipartimento di Stato Usa ha nominato ieri un nuovo inviato incaricato dei colloqui, Donna Welton, già assistente dell'ambasciatore Usa in Afghanistan, che subentrerà a Jim De Hart.  “La signora Welton porterà avanti i negoziati sul Rok Special Measures Agreement, sul Japan Host Nation Support Agreement, e tutti gli altri accordi di cooperazione alla difesa e negoziati di condivisione dei costi condotti a livello globale", ha spiegato un portavoce.