a cura di Benedetta Frigerio
  • Egitto

I cristiani copti egiziani non sospendono le attività liturgiche e pastorali dopo la strage di pellegrini

Dopo la strage di pellegrini diretti al monastero di Anba Samuel compiuta in Egitto  il 2 novembre da un commando di jihadisti, il Patriarcato copto ortodosso ha respinto la proposta di sospendere le celebrazioni liturgiche per tutto il mese come segno di lutto e di denuncia delle violenze subite. “Secondo la fede cristiana – spiegano fonti del Patriarcato – i martiri uccisi in odium fidei e accolti in Paradiso dal Signore vanno celebrati con affetto e gratitudine. Per questo la Chiesa continuerà a pregare e a celebrare nella liturgia i misteri della fede, facendo anche memoria dei nuovi martiri, proprio per rimanere fedele alla propria missione. La tradizionale sequenza di celebrazioni liturgiche e momenti di preghiera nelle singole chiese copte non verrà dunque sospesa o modificata per alcun motivo”. Il governo egiziano ha disposto per le famiglie delle sette vittime un primo contributo di solidarietà di 100.000 sterline egiziane ciascuna (circa 5.000 euro). Il 4 novembre il ministero dell’interno ha rivelato che le forze di polizia hanno ucciso 19 presunti jihadisti durante una operazione nell’area in cui sorge il monastero di Anba Samuel e che tra i miliziani morti ci potrebbero essere anche gli autori dell’attentato ai pellegrini. Il 3 novembre nella chiesa di Al-Amir Tadros, a Minya, è stata celebrata una cerimonia funebre per i sette pellegrini uccisi a cui hanno partecipato dieci vescovi copti. Il vescovo di Minya, Anba Macarius, in quell’occasione ha annunciato l’intenzione di costruire una chiesa in cui le loro spoglie verranno custodite.