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Dove sono finiti 300mila bambini?

La relazione in Parlamento sulla Legge 194 rileva ancora la diminuzione degli aborti. Ma i conti non tornano, perché le nascite sono molto inferiori alla media. L'unico motivo plausibile per spiegare certi dati è l'aborto clandestino.  

Culle vuote

Venerdì 13 il Ministero della Salute ha divulgato le statistiche sull’aborto in Italia. Quello che ha attirato l’attenzione nei titoli delle maggiori testate giornalistiche è la prosecuzione del calo degli aborti anche nel  2012 e l’elevato numero di ginecologi obiettori di coscienza. Vediamo il primo aspetto, il calo degli aborti. Secondo quanto dichiarato recentemente da uno degli esperti del settore dell’Istituto Superiore di Sanità, l’organo che elabora i dati per il rapporto del Ministro, «La 194 è stato il più grande successo italiano di Sanità pubblica». Che 5.435.678 aborti legali dal 1978 a tutto il 2012 siano un successo è da guinness dei primati dell’ottimismo, sostenuto dalla diminuzione degli aborti sia legali che clandestini.

Ma visto che il caso italiano, quanto a diminuzione di aborti, è atipico, è giusto chiedersi: se la riduzione degli aborti volontari è reale e non apparente, come si è realizzata? Seguendo gli esperti, il gran merito si dovrebbe “ai metodi per la procreazione consapevole”, con i quali immagino si debbano intendere i contraccettivi. Parafrasando il beato Newman, brindiamo ai modelli matematici, ma prima che ad essi brindiamo al pallottoliere. Tra nati vivi (534.186) aborti volontari (105.968) e aborti spontanei (80.000 circa), nel nostro paese si sono registrate circa 720.000 gravidanze nelle 13.580.000 donne in età fertile. In Francia, dove le donne in età fertile sono appena l’8% in più, nel 2011 ci sono state 1.150.000 gravidanze (1.045.846 fra nascite e aborti volontari a cui sommare un prudenziale 10% di aborti spontanei), il 60% in più rispetto all’Italia; il tasso di gravidanze nel Regno Unito è sovrapponibile alla Francia. Dove sono finiti  315mila concepiti che mancano ai conteggi in Italia?

Una differenza di tali proporzioni rispetto a Francia e Gran Bretagna si può spiegare in soli 4 modi:
a) le coppie italiane soffrono di sterilità ad un livello enormemente più elevato rispetto alle coppie d’oltralpe e di tutta l’Europa.
b) Il maschio italiano, tramontati i furori degli antenati, ha attaccato al chiodo i panni dell’amatore e conduce un’esistenza nella pace dei sensi.
c) Le coppie italiane dispongono di metodi contraccettivi di efficienza strabiliante.
d) Ci sono tantissimi aborti clandestini.

Riguardo al primo punto non vi è alcuna pubblicazione scientifica che indichi nell’Italia un focolaio epidemico di infertilità (Mascarenhas, et al. Plos Medicine, 2012). Circa l’attività amatoria italiana, le rilevazioni sociologiche effettuate inducono alla tranquillità: il maschio italico sembrerebbe ancora sulla breccia e capace di battere la concorrenza (Barbagli, Dalla Zuanna, Garelli, Il Mulino, 2010; Durex Global Sex Survey, 2007/8). Circa la contraccezione, tutte le rilevazioni indicano l’Italia ai livelli più bassi d’Europa (GfK Eurisko 2009, Cibula 2008, Johnson 2013) e le confezioni di pillole del giorno dopo utilizzate in Italia sono un terzo rispetto alla Francia.

Il 6 luglio 2012 Il Fatto Quotidiano scriveva che le italiane usano la pillola in percentuale simile alle donne di Iraq e Botswana. Peraltro nel periodo 2007-2011 i dati Osmed mostrano che in Italia il consumo di pillole contraccettive è calato del 4,4%, ma gli aborti legali sono diminuiti nello stesso arco di tempo del 12,1%. La riduzione del 17% del tasso di abortività legale negli ultimi 10 anni non può quindi dipendere da un inesistente incremento dell’utilizzo di contraccettivi. O si postula quindi che gli italiani compiano manovre di disimpegno amoroso con un’abilità ed un sincronismo da primato olimpionico, o non rimane che la quarta ipotesi, quella di tanti, tanti, tantissimi aborti clandestini eseguiti con grande perizia tecnica, tanto da non indurre alcun allarme in termini di complicanze emorragiche, o settiche.

All’inizio degli anni ’80 l’impiego di 3 diversi modelli matematici fornì la cifra di 100.000 aborti clandestini che, sommata agli aborti legali, portava il numero di aborti alla cifra complessiva di 350.000, la stessa individuata da uno dei modelli prima della legge 194. Ora, i modelli matematici sono una bella cosa, ma si dovrebbe aggiungere che poiché si basano su una serie di assunti aleatori e discrezionali, non dovrebbero essere presi come verità rivelate da Thot, la divinità egizia della matematica.

In una pubblicazione del 1976 sulla rivista Genus, il professor Figà Talamanca applicò 9 modelli matematici diversi per stimare il numero di aborti nel nostro paese, ne risultarono valori compresi tra 220.000 e 3.640.000. Nello stesso anno il professor Bernardo Colombo su Medicina & Persona forniva una cifra compresa tra 100.000 e 200.000. Si sa, per qualcuno i modelli matematici sono come i prigionieri di guerra, sotto tortura ti dicono ciò che vuoi.

Secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità la conferma che gli aborti clandestini sono diminuiti proviene anche dalla diminuzione dell’abortività ripetuta. Secondo, infatti, un altro modello matematico elaborato dagli stessi autori se il rischio di gravidanze indesiderate si fosse mantenuto costante, l’abortività ripetuta sarebbe dovuta essere il doppio di quella rilevata. Tanto entusiasmo forse meriterebbe una certa cautela. Quello che i medici rilevano è infatti il numero di aborti riferiti dalla donna che si appresta ad abortire. Basta leggere la revisione su Studies in Family Planning di Clémentine Rossier, ricercatrice dell’Istituto Nazionale Demografico francese (INED), per sapere che tale rilevazione porta a sottostimare gli aborti; con tale metodica sono stati infatti riportati solo il 35-59% degli aborti negli Stati Uniti, il 50-60% in Francia ed il 31% in Svizzera. Le donne tendono a nascondere gli aborti passati ed è possibile che negli anni l’utenza femminile dell’aborto si sia progressivamente stratificata in quelle che si rivolgono al circuito pubblico è quelle che preferiscono il “fast track” del ginecologo compiacente.

La stima di 15.000 aborti clandestini fornita dagli esperti al parlamento non è stata più aggiornata dal 2005. Il dottor Antonio Oriente, vicepresidente dell’Aicog, indica lo “strano” incremento degli aborti spontanei soprattutto tra le più giovani, un fenomeno solo in parte legato alle variazioni di età e di storia riproduttiva, come già rilevato nel 2001 dalla demografa dell’Università di Padova Giovanna Boccuzzo (Come mai aumentano gli aborti spontanei? Mysterium).

Non so quali siano le motivazioni reali dei numeri incontrovertibili sulla “diminuzione” degli aborti (sia legali che clandestini) in Italia, ma sarebbe bello che gli esperti che fanno surf da un modello matematico all’altro, quando magnificano la legge 194 per le proprietà taumaturgiche di ridurre gli aborti, dessero una spiegazione convincente che andasse oltre un semplicistico “post hoc, ergo propter hoc” (dopo di questo, quindi a causa di questo). Ad ora, in tutte le pubblicazioni, in tutte le relazioni, in tutte le interviste, purtroppo, non ce ne è traccia.