• LA MOSTRA

De Nittis, lo sguardo sulla realtà (da una carrozza)

Aperta a Ferrara, fino al 13 aprile (con ingressi contingentati a causa del Covid-19), una mostra dedicata al pittore pugliese Giuseppe De Nittis. Una ricca panoramica di paesaggi, città e volti, dipinti da un artista cosmopolita che ha saputo trasmettere la sua passione per il reale.

Un giovane del Sud, determinato e coraggioso, mostra tutto il suo talento precoce cominciando a dipingere i paesaggi assolati del Mezzogiorno, prima nella Puglia luminosa in cui era nato, poi a Napoli, affascinato dal Vesuvio in eruzione. Lo scopo del ragazzo, insofferente a ogni disciplina e tanto più all’insegnamento accademico, era proprio quello di rappresentare la natura in modo autentico e diretto.

Nato a Barletta nel 1846, si era trasferito nel capoluogo partenopeo per studiare, ma scappava volentieri nei campi a disegnare e a dipingere per cogliere il rapporto tra la luce e il colore, inventando nuove prospettive. Lavorava e cantava entusiasta della possibilità di “recarsi in campagna per fare studio dal vero”. La suggestione dell’ambiente naturale spinse quel giovane inesperto a scegliere maestri vicini alle istanze macchiaiole. Frutto di questo entusiasmante periodo giovanile sono i panorami di Napoli, in cui sembra che De Nittis abbia voluto catturare l’aria, il cielo, il mare, i vasti orizzonti, le nubi rosee dissolte dal sole. Ma pure le vedute del Vesuvio, in cui cerca di rendere con assoluto realismo la materia lavica, utilizzando tecniche diverse per mostrare la cangiante morfologia del soggetto, persino raschiando il pigmento o tamponandolo per simulare l’effetto del fumo.

Ma il ragazzo era ambizioso. Così nel 1867, poco più che ventenne, andò a Parigi, dove poi si trasferirà definitivamente. Proviamo a immaginare che impatto sconvolgente ebbe per un giovane irrequieto, amante della luce e dei tranquilli paesaggi del Sud, il mondo frenetico di una città che apriva prospettive fino ad allora inimmaginabili per un artista. Commenta: “La vita qui, quanto, ma quanto è interessante!”. Eccitato da una realtà a lui sconosciuta, riuscì però subito a inserirsi nella travolgente vita parigina grazie all’incontro con l’anima gemella Léontine: fu proprio lei l’artefice della sua rapida ascesa nel mondo dell’arte e della cultura transalpini. Lontano dalla sua terra, dove l’esistenza era più semplice e sicuramente meno raffinata, è letteralmente sedotto dalla voluttà e piacevolezza della vita parigina, con le sue piazze affollate e i caffè scintillanti. Che fare? Rivede, ma solo in parte, le sue scelte pittoriche per entrare in contatto con smaliziati mercanti d’arte come Adolphe Goupil, che lo blandisce e lo lusinga. Viene così “promosso” negli ambienti delle gallerie e delle mostre ufficiali, con la richiesta di dipingere sia quadretti in costume che vedute più personali, secondo la sua originaria sensibilità.

Il pittore pugliese accontenta così un certo pubblico perbene, in ascesa sociale, ma non rinuncia alla sua vena naturalistica, evidente soprattutto in quadri come La strada da Brindisi a Barletta. Sarà il suo primo grande successo parigino e affascina ancor oggi per l’indubbia abilità tecnica, ma soprattutto per l’immediatezza con cui restituisce un’atmosfera grazie all’uso sapiente dei colori e alla composizione del paesaggio in fasce orizzontali, che introducono l’osservatore su una strada bianca sotto il cielo azzurro, con i due personaggi che camminano dietro al calesse che si allontana.

De Nittis tornerà per brevi periodi nel suo Meridione per ritrovare intatta l’ispirazione di fronte alla natura e al paesaggio, ottenendo una resa atmosferica immediata in altre opere. Rimaniamo infatti incantati davanti a La traversata degli Appennini per quei riflessi incredibili della strada bagnata in primo piano, sotto un cielo plumbeo eppure illuminato; oppure stupiti di fronte al taglio inconsueto e innovativo della tela Dall’alto della diligenza: ancora una strada, qui bianchissima, ma “vista” appunto dal pittore dalla carrozza da cui imposta il dipinto, offrendoci la sua prospettiva, con i due cavalli visibili solo per le due teste. La scelta di un punto di vista rialzato (era vietato dipingere all’aperto a Parigi, poniamo su una panchina: si rischiava l’arresto) accentua ciò che non vediamo, ciò che è omesso, spinge il nostro sguardo oltre, al di là di quello che colgono immediatamente i nostri occhi. L’artista adotta una tecnica che anticipa lo straordinario La colazione in giardino, che chiude la mostra, in cui sembra proprio che il posto alla bella tavola in giardino, lasciato vuoto dal pittore, ci suggerisca che si è appena alzato per catturare l’atmosfera pacata e misteriosa di un momento familiare intimo.

Ma è la città, la metropoli moderna, che eserciterà dal 1874 in poi tutto il suo fascino sul pittore di Barletta, che, lasciato il mercante Goupil, diventa abile artefice del proprio destino. Facendo la spola tra Parigi e Londra, alla ricerca di nuovi stimoli, riesce a trasmettere lo spirito della vita contemporanea: la metropoli è la nuova bellezza, con i suoi passanti frettolosi e affaccendati che attraversano strade, piazze e ponti in continuo rinnovamento. Così dipinge Place des Pyramides, con le grandi impalcature per la ricostruzione dei suoi palazzi, davanti ai quali corrono velocemente figurine di tutti i ceti sociali. Tecnica simile viene adottata per Place de la Concorde, in cui le parigine in primo piano sono l’esempio della capacità del pittore di rappresentare il movimento, l’esperienza fuggevole della vita moderna. Sembrano scatti “cinematografici” che ben si capiscono nell’ottica del nuovo linguaggio della fotografia anche in movimento (di lì a qualche anno i fratelli Lumière gireranno sequenze in quegli stessi luoghi parigini, opportunamente accostati in mostra ai quadri di De Nittis).

Restano impresse nella memoria le figure a passeggio al Bois de Boulogne del quadro acutamente intitolato Che freddo!, quasi trasportate letteralmente dal vento, a cui si oppone il bambino che tira la madre dall’altra parte. Di nuovo l’abilità di sguardo del pittore, capace di cogliere anche la “bruma argentata”, segno della pungente atmosfera invernale. Se, in aggiunta, si proponeva di riprodurre gli effetti fisici e atmosferici di un paesaggio (pioggia e nebbia), dipingeva architetture come le vedute di Westminster, avvolte da nubi con incantevoli variazioni luministico-cromatiche. “È proprio il cielo, il terreno, l’aria di Londra… Io non conosco maestro contemporaneo che sia mai riuscito a rendere meglio il carattere e il movimento di una città e di un popolo”, scriveva un entusiasta critico del suo tempo.

Queste molteplici vedute, che si aggiungono ai ritratti di vita parigina con le atmosfere più diverse, dalla moglie Léontine che pattina con eleganza circondata dai colori soffusi ma luminosi della neve agli spettatori delle corse di cavalli, ci immergono in un mondo snob e compiaciuto di sé, di cui anche il pittore si sentiva parte grazie al frutto del suo lavoro. Insomma, possiamo dire che De Nittis, da uomo semplice del Sud affascinato dal vero naturale, abbia saputo poi trasferire questa passione per il reale alla rappresentazione sincera della vita moderna, attraverso scampoli di vita quotidiana catturati - come abbiamo visto - dal finestrino della sua carrozza trasformata in “atelier a ruote”, che consentiva uno sguardo profondamente partecipe e innovativo proprio per la postazione elevata, che offriva angolature inedite.

Lo spettacolo della modernità, con i suoi divertimenti e i suoi costumi, la vita parigina luccicante nella sua moda e nelle sue vetrine e le monumentali ricostruzioni degli edifici simbolo della città, sono diventati i soggetti preferiti e apprezzati da un pubblico borghese, fiero delle sue conquiste. Ma la stessa città che aveva stregato De Nittis con la sua magia e decretato il suo successo, l’ha poi in qualche modo tradito. Disgrazie, lutti tra gli amici intimi, maldicenze e difficoltà finanziarie (perché la bella vita parigina costava!) lo portarono a un esaurimento psico-fisico che gli rese impossibile lavorare ai ritmi che la società parigina esigeva. Si spegnerà a meno di quarant’anni nel 1884. Una scomparsa precoce, che forse De Nittis aveva prefigurato in uno dei suoi ultimi quadri, quella malinconica Colazione in giardino in cui la moglie e il figlio, seduti vicino al suo posto vuoto, su uno sfondo naturale splendente e sereno, hanno però sguardi assorti e meditativi.