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De La Tour in mostra dopo la chiusura. Il cantore della luce

Per la prima volta possiamo ammirare in Italia, nel riaperto Palazzo Reale di Milano, i capolavori di George de La Tour. Vissuto nella prima metà del Seicento, pur non avendo mai conosciuto Caravaggio lo ricorda, per la sua sperimentazione delle luci e il suo crudo realismo che ritrae i santi così come i poveri del suo tempo

George de la Tour

Per la prima volta possiamo ammirare in Italia, nel riaperto Palazzo Reale di Milano, i capolavori di George de La Tour. Chiusa causa Covid 19 ai primi di marzo, pochi giorni dopo l’inaugurazione, la splendida mostra sul maestro francese è di nuovo visitabile, dopo il lungo periodo di lockdown, prolungando l’apertura fino al 27 settembre 2020. Un’occasione unica, dal momento che da noi non è conservato alcun dipinto dello straordinario artista, per conoscere e apprezzare il “pittore della luce”, associato per i suoi chiaroscuri a Caravaggio. E che spesso colloca nelle sue opere una candela, che illumina la realtà in modo discreto ma eloquente.

“Lei dovrebbe vederlo! È un pittore sorprendente. Non abbiamo strumenti per misurare il suo genio; ma sento che il talento del De la Tour spezzerebbe più di un manometro. È un peccato che non abbiamo nulla di suo in Italia”. Così scriveva il grande storico dell’arte Roberto Longhi nel 1935 contribuendo - nei primi decenni del Novecento, dopo secoli di oblio - alla riscoperta del pittore lorenese. Le 15 opere di De La Tour esposte in mostra sono una parte cospicua delle circa 40 certamente attribuite al Maestro, e provengono dai musei più prestigiosi del mondo. Che cosa ci colpisce e ci affascina di un pittore di cui abbiamo avuto la possibilità di ammirare, sempre a Milano, solo L’adorazione dei pastori ospitata a Palazzo Marino nel 2011? Forse proprio il contrasto tra i temi “diurni”, così impietosi nel loro crudo realismo e talvolta quasi grotteschi, e i delicatissimi “notturni”, con figure sospese in una meditazione assorta nella sapiente luce soffusa, che suscita profonda partecipazione e commozione.

Il confronto con altri grandi pittori del Nord del suo tempo, anch’essi in mostra, conferma il suo alto valore e ci interroga sulle sperimentazioni luministiche e la pittura del naturale, che tanto hanno appassionato anche Caravaggio. Georges du Mesnil de La Tour, nato e vissuto nella regione francese della Lorena (Vic-sur-Seille, 1593- Luneville, 1652), è oggi ormai riconosciuto e ammirato nella sua grandezza, ma la sua vita e anche le sue opere sono avvolte nel mistero. Ciò che ci colpisce di più sono il senso drammatico delle sue composizioni e lo studio accurato della luce, che ce lo rendono familiare nel paragone con il nostro inquieto Caravaggio, anche se quasi certamente non ha mai incontrato il genio lombardo. Uomo dal carattere difficile, padre di ben 11 figli, De La Tour divenne a Parigi Pittore del re Luigi XIII. Resta però per noi un artista enigmatico di santi senza aureola e di uomini di strada, in un’alternanza di visioni realistiche quasi brutali e immagini spirituali delicatamente illuminate dalla luce di una candela.

Opera-simbolo della mostra e primo quadro esposto è lo splendido Maddalena penitente, che spicca per la sua commovente intensità: la giovane donna non volge lo sguardo verso l’alto, perché appare profondamente assorta in meditazione. Illuminata appena da un cero nascosto dietro a un teschio scurissimo, con i lucidi lunghi capelli sciolti, sembra voglia ricordarci la fuggevolezza della vita e il peso del passato, nella nuova consapevolezza della conversione. Per rimanere in tema religioso, altrettanto affascinante è il dipinto Educazione della Vergine, proveniente dalla Frick Collection di New York. Il volto serio e attento di Maria bambina è splendidamente illuminato dalla luce della candela nascosta dietro la sua mano, mentre lei ascolta umilmente i suggerimenti della madre, in un ambiente semplice e profondamente intimo. L’eccezionale maestria di Georges de La Tour nel dipingere interni bui, quasi a voler mostrare la stessa notte, emerge nell’impressionante tela Giobbe deriso dalla moglie. Sconvolge il forte contrasto tra il misero patriarca, seduto su uno sgabello, nudo in tutta la sua scarnificata miseria sofferente, e l’imponenza elegante della moglie che, alla luce della candela che tiene in mano, gli chiede conto della sua indomita fede in Dio, con un gesto eloquente della mano. È un’interpretazione sublime del dramma della sofferenza ingiusta, che interroga l’uomo di tutti i tempi. Non meno impressionante è l’inconsueto San Giovanni Battista nel deserto, che comunica la profonda solitudine umana del santo eremita, curvo su uno sfondo buio, appena misteriosamente illuminato sul corpo rannicchiato. Una solitudine che è di ogni uomo e che qui spinge chi ammira il quadro “ai bordi del nulla”.

Artista della luce nella notte, De La Tour è anche però pittore della realtà con i suoi inganni e le sue violenze. Ecco allora esposti dipinti, anche di grandi dimensioni, come La rissa tra musici mendicanti, direttamente dal Getty Museum di Los Angeles. La scena ci mostra con crudo realismo una rissa: da uno sfondo scuro emergono i volti illuminati nelle espressioni irridenti, spaventate o malvagie dell’animo umano. Qui la vita popolare si svela impietosamente anche nei trucchi smascherati, nel tentativo di accaparrarsi un angolo di strada per chiedere l’elemosina: per esempio un mendicante nasconde nella mano un limone il cui succo aspro vuole spruzzare nell’occhio del finto cieco con cui si sta battendo. Ai due estremi della tela, una donna terrorizzata e un uomo che se la ride allegramente. La scena è sicuramente drammatica dunque, ma non priva di aspetti quasi comici e caricaturali. Ma santi e uomini del popolo vengono rappresentati dal pittore lorenese in modo da richiamarci ed emozionarci per quella commistione di realismo e spiritualità che forse è proprio la cifra di un pittore innovativo e per nulla convenzionale.

L’enigmatico artista sceglie uomini di strada, suonatori, straccioni, giocatori d’azzardo, usurai, stagliandoli su uno sfondo privo di paesaggio per caricarli di altri significati, che sono legati al rapporto dell’uomo con il denaro e alla tragica miseria dei più poveri. Emblematico è anche Il suonatore di Ghironda con cane, dall’aspetto decisamente monumentale, quasi minaccioso, ma che incute profondo rispetto. “Le immagini di La Tour sono assolutamente coinvolgenti, spingono ad aguzzare la vista per scoprire cosa si celi nelle tenebre, dove la luce della candela non riesce ad arrivare”, afferma acutamente la curatrice della mostra, Francesca Cappelletti. E anche quando non si tratta di notturni, ma di momenti di vita popolare o di figure di uomini e santi, ci viene rivelato anche quello che forse non vorremmo vedere: la miseria, l’inganno, la solitudine, che però non sono l’ultima parola sulla realtà umana che ci circonda.  Siamo catturati e sorpresi dalle opere del maestro francese forse proprio perché vi scorgiamo lo sguardo del loro autore sul mondo che, nella sua epoca ma ancor oggi, mantiene un segreto che ci conquista.