• IL CONFRONTO

Da Chernobyl al Covid, come il potere tratta le emergenze

Unione Sovietica, 1986, disastro di Chernobyl: il Partito comunista decise quel che doveva sapere la popolazione di quell’immane tragedia nucleare, nascondendo senza scrupoli la verità. Analogamente oggi nel mondo, Italia compresa, non solo c’è un’informazione “guidata” sul Covid-19 ma anche un nuovo potere che alimenta e sfrutta la paura per imporsi. Ma un antidoto c’è

Se i numeri della pandemia che da mesi pesantemente ci condiziona - certo preoccupanti, soprattutto all’inizio - non vengono collocati in un contesto corretto, non siamo aiutati a valutare la situazione nei suoi termini reali. La conseguenza è vivere un’allerta, un’ansia senza fine, che per i più giovani paradossalmente si traduce, quasi una sorta di contrappasso, in una spensierata incoscienza che ignora bellamente ogni regola imposta.

All’origine di tali atteggiamenti contraddittori ci sono l’inconsistenza e la mancanza di autorevolezza di una classe politica che ha perso ogni residua credibilità. Mascherina sì, mascherina no; assembramenti ripetutamente stigmatizzati ma che nessuno in realtà controlla; positivi che non infettano e nuovi focolai quotidiani, spesso legati a un’accoglienza sconsiderata; annunci di ripresa della normalità ma città vuote con ristoranti e alberghi disertati… Ma qual è la vera situazione dell’Italia di oggi? È stato illuminante rivedere l’impressionante serie televisiva Chernobyl di Craig Mazin, in cinque puntate, per capire la nuova condizione delle nostre esistenze, stravolte dal virus ma soprattutto dai decreti d’urgenza per motivi di salute pubblica, che non finiscono mai costringendoci a un perenne stato di emergenza.

Il più grande disastro nucleare della storia, causato dall’esplosione della centrale di Chernobyl, è raccontato dalla serie tv con minuziosa e terribile precisione documentaristica. Veniamo così accompagnati in una ricerca drammatica e dolorosa della verità, per comprendere ciò che è realmente accaduto quel terribile 26 aprile 1986. Le immagini livide della natura irrimediabilmente contaminata dalle radiazioni e delle grigie riunioni dei potenti, preoccupati soprattutto di perpetuare un sistema di vergognose menzogne, colpiscono come un pugno allo stomaco. E ci fanno vedere con chiarezza non solo le bugie, ma le paure, le atmosfere angoscianti, le informazioni pilotate di fronte a un nemico invisibile e inatteso ma sicuramente mortale: allora le radiazioni, che non si vedevano e neppure si sapevano misurare nella loro spaventosa potenza, oggi un minuscolo virus, che respiriamo senza accorgercene e che inesorabilmente si è diffuso in tutto il mondo e non sembra fermare la sua corsa.

Come gli abitanti della sfortunata città sovietica, totalmente ignari della tragedia, contemplavano la sinistra bellezza dei loro cieli improvvisamente radioattivi, contagiandosi inconsapevolmente e irrimediabilmente, così noi, già dall’autunno scorso, abbiamo convissuto con lo sconosciuto Covid-19 continuando a crederci immortali e onnipotenti. Fieri delle nostre intelligenze artificiali, dei robot dotati di coscienza, della nostra libertà illimitata che ci permette addirittura di scegliere il nostro sesso, ben oltre i dati della natura e del DNA, ci eravamo convinti che ciò che stava accadendo in Cina non ci avrebbe mai riguardato, “ballando sull’abisso”, come ai tempi della Belle Époque. E siamo stati invece travolti, sconvolti, immersi in una vita sospesa che non avevamo finora mai conosciuto.

Colpisce la sconcertante somiglianza del potere globalista di oggi con il sistema di menzogne del mondo comunista dell’ex Unione Sovietica, con il suo cumulo di bugie, di verità non riconosciute e poi spudoratamente ammesse senza alcuna ammissione di colpa, nella confusione perenne dei provvedimenti spesso ingiustificati o tardivi. Ciò che più appassiona nella serie televisiva, e dovrebbe far riflettere anche noi nella pur diversa ma sempre tragica situazione odierna, è la strenua ricerca da parte di alcuni coraggiosi della verità, di ciò che è veramente accaduto per prendere le decisioni più difficili, con coscienza e rispetto. Questa ricerca della verità non poté dispiegarsi fino in fondo, perché di fronte al gravissimo disastro nucleare la prima e forse unica preoccupazione del governo dell’Unione Sovietica fu quella di negarlo, minimizzarlo, a costo di sacrificare migliaia di vite umane tenute all’oscuro di tutto. E sembra non avere successo neppure oggi, in un mondo iperconnesso in cui si dovrebbe sapere tutto di tutti ma che non riesce neppure a individuare l’origine del virus che ha messo in ginocchio l’economia mondiale e falciato le generazioni più deboli. Non sappiamo come combatterlo e neutralizzarlo e perciò viviamo in un’angoscia perenne.

Ma se da Pripyat, città a 3 chilometri da Chernobyl, e nel raggio di 30 chilometri quadrati veniva evacuata la popolazione senza alcuna comunicazione veritiera sui tempi di allontanamento (nessuno tornerà più in quelle case forzatamente abbandonate), noi invece siamo inondati di notizie contraddittorie, ma sempre inquietanti, quasi si dovesse tenere alta la tensione, pronta l’obbedienza a nuove disposizioni.

Molti scienziati, che a Chernobyl furono interpellati per capire cosa fosse successo e soprattutto per fermare il disastro, combatterono per affermare la verità e salvare vite umane. Alcuni, come il protagonista della serie televisiva, si esposero a rischio della propria vita e con tutto il dramma di mettere a repentaglio il loro lavoro e le loro famiglie, pur di evitare conseguenze ancor più catastrofiche. Dobbiamo ringraziare questi eroi se tutto il mondo venne a conoscenza dell’entità e delle cause della tragedia. Oggi siamo sommersi dalle interviste di virologi, infettivologi, medici, infermieri e tecnici di ogni sorta che giorno dopo giorno ci tengono all’erta, quasi un’orchestra coordinata da un potere che gioca sulla nostra improvvisa debolezza. Forse tutti costoro, prima di parlare, dovrebbero ricordare le parole dello scienziato Valerij Alekseevič Legasov, protagonista della serie: “Ogni menzogna che diciamo contraiamo un debito con la verità. Presto o tardi quel debito va pagato”.

A noi spetta comunque di mantenere la vigilanza per ricercare sempre la verità, senza angoscia, ma nella prospettiva di costruire un mondo nuovo che non conosciamo, e in cui siamo figli, né padroni né servi.