• Comunità di MADRID

Da Ayuso e Vox parte la reconquista del centrodestra

I Popolari di Isabel Ayuso (45%) e Vox (9%) hanno vinto le elezioni nella Comunità di Madrid. Per molti commentatori la vittoria è dovuta all’impegno contro il lockdown, ma la sconfitta della sinistra è tutta politica ed è uno schiaffo sonoro al Governo Sanchez. Le elezioni segnano l’uscita di scena di Pablo Iglesias (Podemos), che si era impegnato direttamente nella campagna.   

Martedì 4 maggio si è votato nella Comunità di Madrid. Forse siamo all’alba della ‘reconquista’ dell’intero Paese da parte della futura coalizione di PP e Vox, una nuova tappa nell’evoluzione politica spagnola. Le misure a favore dell’eutanasia e contro la libertà di educazione non hanno premiato Socialisti, Podemos e Ciudadanos.

In molti, a partire dal sinistro El Pais, affermano che la vittoria di Isabel Ayuso e di Vox sia dovuta all’impegno per le riaperture e contro il lockdown di questi mesi. Chi scrive pensa che sia un modo maldestro per nascondere la testa sotto la sabbia della sconfitta tutta politica e sperare che per Sanchez e i partiti che lo sostengono possa “passà ‘a nuttata” come nulla fosse.

Vale la pena ricordare che Madrid ha tenuto chiuso tutto. Per decisione del Governo regionale e nazionale sono state vietate sia le manifestazioni delle femministe (poi comunque celebrate in forma minore in barba al divieto) che le processioni dei fedeli cattolici… Non è il Covid né il lockdown ad aver sconfitto le sinistre, bensì l’incapacità nella gestione della crisi sanitaria ed economica e le numerose scelte anticristiane e liberticide fatte e annunciate dall’esecutivo di Sanchez.

Dunque, una rotonda vittoria per i partiti di centrodestra a Madrid (Popolari al 44,73%, Vox al 9,13%) che avranno la maggioranza assoluta dell’Assemblea; ottengono 65 consiglieri i Popolari (+35) e 13 consiglieri Vox (+1) su un totale di 136 membri. Scompaiono i liberali di Ciudadanos, che non arrivano al 5% e perdono ogni rappresentanza (avevano 26 membri nella scorsa legislatura). Schiaffo sonoro per la coalizione al Governo nazionale: i Socialisti del premier Sanchez al 16,85% eleggono 24 rappresentanti (-13) e vengono superati dalla sinistra di Mas Madrid col 16,97% (da 20 a 24 eletti) che diventa la prima forza di opposizione. Pablo Iglesias, leader di Podemos, lascia ogni impegno politico. Nonostante il suo impegno in prima persona durante la campagna elettorale e la crescita del suo partito (+3 seggi), non gli è riuscita la scommessa di sconfiggere i partiti di centrodestra.

Le elezioni a Madrid erano state convocate lo scorso marzo dalla stessa presidente in carica e leader del PP madrileno, Isabel Ayuso, dopo che Ciudadanos (che era al governo con i Popolari) e Socialisti avevano minacciato di presentare una mozione di censura (sfiducia) nei suoi confronti. La campagna elettorale è stata così tesa e contrapposta tra tutti i partiti spagnoli da spingere i cittadini al voto. Martedì, infatti, ben il 76% dei votanti si è recato alle urne, una partecipazione che non si vedeva dagli anni Novanta. I commenti di gran parte degli osservatori coincidono.

La sconfitta pesante subita dalla coalizione dei partiti che sostengono il Governo segna l’inizio della reconquista della Spagna da parte non solo dei Popolari, che devono il loro impressionante successo e raddoppio dei seggi alla capacità e verve polemica della Ayuso, ma dell’intera coalizione che include il partito conservatore di Vox. Se infatti l’elettorato liberale è stato in gran parte riassorbito dai Popolari di Pablo Casado, gli elettori di Vox confermano la loro forte fedeltà al proprio partito e ai propri leader Santiago Abascal e, a Madrid, Rocio Monasterio. Non a caso, proprio Abascal ha chiesto, a poche ore dalla fine degli scrutini, nuove elezioni generali e che il premier Sanchez prenda atto della sconfitta di quel  “Fronte Popolare” di sinistra che governa oggi in Spagna.

Dunque, i Popolari che speravano di poter ottenere la maggioranza assoluta saranno costretti a scendere a patti con Vox e di questa necessità dovranno far virtù. Per certo, le ambiguità sui temi LGBTI dell’attuale e prossima governatrice della Comunità di Madrid, Isabel Ayuso, verranno mitigate dalla necessità dei Popolari di consolidare l’alleanza di governo con Vox. Dopo tutto, Popolari e Vox sono stati gli unici a livello nazionale ad opporsi con fierezza e determinazione nelle sedi parlamentari e in piazza alle nuove leggi liberticide, anti vita e anti famiglia volute da Sanchez e Iglesias: la Legge Celaá (limitazione della libertà educativa), la legge per l’eutanasia e la nuova riforma fiscale che penalizza le famiglie. I due partiti già governano bene e insieme in Andalusia, Murcia, Castiglia e Leon e nella stessa Madrid dallo scorso maggio 2019 e in queste regioni hanno introdotto, tra le altre misure pro famiglia, il cosiddetto pin parental (strumento che riconosce pienamente la libertà di scelta educativa dei genitori).

L’altra importante novità è, come accennato, l’uscita di scena del leader di Podemos, Pablo Iglesias, pseudo intellettuale di sinistra estrema che era riuscito con il suo partito negli ultimi 8 anni a scardinare il sistema politico bipolare e costringere il tradizionale partito socialista a piegarsi all’ideologia di una nuova sinistra, proiettata verso il transumanesimo transgender e la rivoluzionaria visione di un Paese antireligioso e anticristiano. Ebbene, Iglesias ricopriva la carica di vicepresidente del Governo spagnolo dal 13 gennaio 2020, incarico abbandonato proprio lo scorso 31 marzo per partecipare in prima persona e guidare la lista di Podemos a Madrid e sfidare apertamente sia i Popolari sia il nemico giurato Vox. Podemos, grazie alla candidatura di Iglesias, si è salvata nelle elezioni regionali con il suo 7,21% ma sono falliti i due ambiziosi traguardi che lo stesso Iglesias si era prefissato: dimostrare che Podemos fosse più forte dell’altra sinistra estrema di Mas Madrid (al 16.97%) e superare coloro che egli considera i “fascisti e franchisti antidemocratici” di Vox (al 9.13%).

Queste le vere ragioni dell’abbandono del leader di Podemos, una scelta che apre scenari interessanti sul futuro del partito e sulla sua convivenza con i Socialisti nel Governo nazionale. Podemos potrebbe implodere senza il suo leader carismatico, i suoi parlamentari potrebbero essere attratti da altre formazioni politiche di sinistra dopo il successo di Mas Madrid (coalizione di transfughi di Podemos e altri), ma potrebbero anche stringere i denti e legarsi alle poltrone dei propri due ministri in attesa della fine naturale della legislatura nel 2024 (Italia docet).

Il mondo politico spagnolo, meno di un decennio fa, appariva bloccato nel bipolarismo nazionale tradizionale, da un lato i democristiani e dall’altro i socialisti. Ora, dopo il voto di Madrid si chiarisce la deriva della sinistra e, sull’altro fronte, come Popolari e Vox si siano divisi il campo di influenza, il primo allargandosi all’elettorato liberale e Vox divenendo rappresentante sempre più dell’identità patriottica e dei principi non negoziabili. Una buona notizia, e non solo per la Spagna.