• LEGGE LIBERTICIDA

Cosa sarà omofobia e cosa no? Decide il censore Zan

Ma poi chi decide che cos'è l'omofobia? L'autore della legge, il deputato Zan, al quale i giornalisti si rivolgono già per chiedere se le frasi di Povia o Fedez siano omofobe o no. Proprio lui che chiese e ottenne nel 2013 la censura del giurista Cerrelli al quale fu impedito di partecipare alle trasmissioni Rai. Un mostro giuridico è all'orizzonte.

Per fortuna che ad aiutarci a capire che cosa sarà o non sarà omofobia ci penserà Alessandro Zan. Proprio lui, l’uomo che con il suo disegno di legge sta orientando l’agenda politica, è lo stesso al quale i giornali si stanno rivolgendo per capire se si è valicato o no il confine tra la libertà di espressione e l’insulto omofobico. E magari, un domani, quando la legge sarà approvata a lui si rivolgeranno i giudici per farsi un’idea e come codice di procedura utilizzeranno i desiderata del deputato piddino.

Intervista al Corsera di ieri. La cronista chiede all’attivista Lgbt se le canzoni di Povia (“Luca era gay”) e di Fedez quando ancora era un rapper e ce l’aveva con gli “emo froci con lo smalto sulle unghie” siano omofobe. Risposta: «Ovviamente no, deve essere chiaro che nel Ddl si parla di reato quando c’è l’istigazione all’odio e alla violenza, non quando c’è una libera espressione».

Bontà sua. Ma non sappiamo se tirare un sospiro di sollievo o se piangere per il tranello che viene costruito. Che cosa succede infatti se la battuta dello smalto sulle unghie è detta non da un cantate che si è già cosparso il capo di cenere cavalcando l’onda, ma da un giornalista? O da un qualunque altro cittadino? Sarà considerata libera espressione o diffamazione con l’aggravante dell’omofobia?

L’intervistatrice ammette che «per molti non è facile capire il confine». E ti credo. In effetti l’omofobia è un reato à la carte che nasce da un sentimento percepito, non da un fatto oggettivo. Zan ribatte che «dobbiamo cercare di capirci, la libertà di espressione è tutelata», ma il fatto stesso che "dobbiamo cercare di capirci" e che debba essere l’estensore principale del disegno di legge a spiegarne i confini giurisprudenziali è inquietante e sufficientemente esaustivo della violenza al diritto che si sta facendo.

Se ci pensiamo, per Fedez è omofoba la frase del consigliere leghista Alberto Zelger sulla prosecuzione della specie e gli omosessuali. Ma per un biologo certamente non può essere omofoba. Come la mettiamo?

Deciderà Zan che cosa è omofobia o no? Più o meno sì e la cosa è inaudita perché Zan è lo stesso che nel 2013, quando era ancora un deputato di Sinistra e libertà aveva bollato come omofobe e discriminatorie le frasi pronunciate dall’allora presidente dei giuristi per la vita Giancarlo Cerrelli. Era il 2013 e la Bussola ne diede conto ampiamente. Cerrelli venne invitato a Uno Mattina Estate a parlare del primo disegno di legge sull’omofobia, quello dell’onorevole Ivan Scalfarotto. Al sentir dire che «l’omosessualità è un disordine», la reazione di Zan non si fece attendere. «È andata in scena l’omofobia» e «ha espresso opinioni discriminanti» fu il succo del discorso di Zan all’epoca che chiese una sorta di censura preventiva del povero Cerrelli: «Possibile che in Rai se si parla di gay bisogna ricorrere per forza ad ospiti ultra cattolici e omofobi?». Detto, fatto, accontentato.

Invitato pochi giorni dopo a parlare di omofobia da Mara Venier nel salotto di Domenica In, Cerrelli si vide cancellare la partecipazione di punto in bianco. «Al mio posto la Venier invitò due genitori di omosessuali», ricorda oggi l’esponente leghista.

Pochissimi si stracciarono le vesti e denunciarono il bavaglio messo al giurista, ad eccezione della Bussola e pochi altri. Zan ottenne il suo scalpo e Cerrelli sparì dai radar delle ospitate a tema omofobia.

Ebbene: oggi ci troviamo Zan in posizione ancora più dominante: un oracolo al quale giornalisti e giudici si rivolgeranno per sapere se la tale espressione sia o no reato. È in mano a politici come questi che il Ddl Zan può esplodere per diventare una mina contro le libertà. Il giudice dovrà anzitutto chiedersi che cos’è l’omofobia dato che non esistono né confini né criteri per inquadrarla o circoscriverla. Non ha alcun senso parlare di odio nè di istigazione alla violenza perché questi sono sentimenti e i sentimenti sono cangianti da persona a persona. Per Zan lo erano anche le parole di Cerrelli nel 2013, mentre invece per altri quelle stesse parole erano sacrosante dato che si trattava e si tratta del Catechismo.  

Qualcuno obietterà: ma non è proprio della funzione legislativa di un parlamentare inquadrare normativamente i reati? Certo, ma quando ci sono degli elementi oggettivi. Un furto è un furto, poi il legislatore può decidere se punirlo o no. E così anche l’aborto: il Parlamento lo ha depenalizzato oppure potrebbe proibirlo sempre, ma l’aborto resta un fatto oggettivo. Abbandonare i cani può essere o no reato, ma il fatto è riconoscibile.

Qui invece siamo di fronte a un reato di odio che si crea solo quando qualcuno decide che è stato compiuto. E poco importa se la maggioranza delle persone penserà il contrario. Basterà che il giudice sia sulla stessa lunghezza d’onda della presunta vittima e il delitto perfetto è servito. Un mostro giuridico si staglia all'orizzonte: finire in carcere o alla rieducazione dall’Arcigay perché secondo un deputato abbiamo commesso il reato di dire che “l’omosessualità è un disordine” non ha molte varianti lessicali: si chiama totalitarismo.